La leggenda di Anna

La Casa di Nanì porta con sé il soprannome dell’ultima arrivata in famiglia, la nostra piccola Anna, che 3 anni fa, scorgendo una apertura (mai fino ad allora esistente) creatasi nella rete che separava la nostra casa da una vecchia dependance immersa in un bosco tanto imperscrutabile quanto malandato, chiedeva di poterlo oltrepassare.

Ancora un po’ assonnati, molto imbaccuccati, ci guardammo in faccia per pochi secondi, ma non esitammo a dirle che poteva andare.

Era così che in una fresca e frizzante mattina di primavera, Anna oltrepassò quel varco. Anche noi la seguimmo e capimmo subito di essere entrati in un posto incantato.

Gli occhi della piccola ma determinata Anna illuminavano di speranza i sentierini angusti che portavano alla casa: le sue parole ci informavano, sicure, che quel varco era stato ritagliato nella notte dai suoi amici “Pirati” e del fatto che sicuramente le “chiavi” di quella casa dovessero trovarsi nascoste da qualche parte tra la vegetazione selvatica che spingeva verso le mura.

Anna aveva creato la favola, e noi ci eravamo caduti dentro senza neppure accorgercene!

Da quella favola, non ne siamo più usciti.

Da favola a realtà

La leggenda racconta anche dell’effettivo ritrovamento da parte di Anna delle chiavi di quella casa, nella stessa mattina in cui oltrepassò la linea: trovandole lei, nascoste sotto una vecchia trave del porticato tenuto in piedi dall’abbraccio forte e gentile di un saccente glicine secolare, lei stessa si autoproclamò la padrona di quella casa: oggi non più dei “Pirati”, ma di NANI’.

Ed eccoci allora qua, a cercare di offrirvi quelle stesse inebrianti sensazioni che da qualche tempo abbiamo la fortuna di assaporare, all’interno di questa piccola oasi ritagliata dalle campagne delle prime colline forlivesi, in una terra dove uccellini, scoiattoli, caprioli e lumache, ci portano a credere sempre di più che Anna non voleva raccontarci solo una favola.